Ma rimangono certi pregiudizi bergogliani

Scritto il 26/05/2026
da Carlo Lottieri

In una fase storica nella quale l'intelligenza artificiale sta cambiando il mondo, papa Leone XIV ha voluto richiamare l'attenzione sui rischi e sulle opportunità legati alle nuove tecnologie. L'enciclica "Magnifica Humanitas" pubblicata ieri affronta così il nostro tempo dando indicazioni preziose, anche se purtroppo non mancano pregiudizi di taglio collettivista.

Papa Prevost fa il possibile per evitare ogni ottimismo acritico e ogni pessimismo catastrofista. Ricorda come la tecnica sia connaturata all'uomo, che dal creatore ha ricevuto la capacità di manipolare la realtà. Nel testo leggiamo: "Non benediciamo entusiasmi ingenui, non alimentiamo paure sterili", dato che le tecnologie possono essere usate bene o male. Purtroppo, però, talora si denuncia il pericolo dove non c'è e si chiamano in gioco, per evitare esiti nefasti, proprio quei soggetti che dovrebbero essere guardati con il massimo sospetto.

Papa Leone XIV sembra perfino smarrire quel realismo che pure dovrebbe caratterizzare l'atteggiamento del cristiano dinanzi agli uomini di Stato. È difficile comprendere su quali basi si possa sostenere che chi dispone della forza sovrana avrebbe il compito di garantire coesione, unità e una giusta organizzazione della società civile. Nello specifico della informatica, della telematica e delle nuove tecnologie, non si capisce perché contestare la proprietà privata ad esempio delle piattaforme digitali, dei big data e delle infrastrutture tecnologiche, ritenendo che lo Stato debba disporre di tutto ciò. Tra l'altro, quando s'afferma che "l'intervento pubblico è richiesto proprio per permettere a tutti i soggetti sociali di svolgere la loro missione senza essere schiacciati" non ci si avvede di quanto i detentori della sovranità siano oppressivi e spietati, mentre sono proprio le relazioni volontarie (rette dagli istituti della proprietà e del contratto) che fanno fiorire cooperazione e armonia.

Nell'enciclica, insomma, permangono echi socialisti e bergogliani; ed è un vero peccato.