Falso allarme: si tratta di gastroenterite. «Gli esami virologici eseguiti presso il laboratorio di riferimento dell'Ospedale Sacco di Milano hanno dato esito negativo». A comunicarlo in serata l'assessorato al Welfare di Regione Lombardia, in riferimento ai due casi sospetti di Ebola segnalati dalla mattina. «Le condizioni cliniche dei due soggetti restano sotto osservazione da parte degli specialisti infettivologi. Alla luce dei primi risultati diagnostici - continua l'assessore al welfare Bertolaso - tra le ipotesi attualmente considerate vi è quella di un'infezione di origine batterica a carico dell'apparato gastroenterico. È stata infatti riscontrata positività alla Shigella in entrambi i soggetti»
Riavvolgendo il nastro della giornata: due cooperanti italiani rientrati domenica dall'Uganda sono stati trasferiti ieri in via precauzionale all'ospedale Sacco di Milano, che insieme al Policlinico San Matteo di Pavia è centro di riferimento per le malattie infettive, per il possibile contagio da virus Ebola. Si tratta di una donna di 30 anni di Lurate Caccivio e un uomo di 31 anni di Bulgarograsso in provincia di Como. I due fanno parte di due nuclei famigliari differenti, impegnati in Uganda, in una zona vicina ai confini con Congo e Ruanda, come volontari per un'associazione di cooperazione cattolica, rientrati insieme in Italia domenica. Nella notte tra domenica e lunedì i due hanno manifestato febbre, in un caso febbre molto alta, nausea, vomito, diarrea con anche una leggera sintomatologia di carattere neurologico.
L'incubazione di Ebola può variare tra i 2 e i 21 giorni, a cui fa seguito generalmente un esordio acuto caratterizzato da febbre, astenia, mialgie, artralgie e cefalea. La diagnosi clinica è difficile nei primissimi giorni, a causa dell'aspecificità dei sintomi iniziali. Può essere facilitata dal contesto in cui si verifica il caso (l'area geografica di contagio) e dal carattere epidemico della malattia.
L'assessore al Welfare Bertolaso nel primo pomeriggio azzarda «la causa più possibile è quella di malaria, magari anche cerebrale vista la situazione grave in cui versa la donna, anche perché la figlia l'ha contratta durante la permanenza in Uganda». L'altro caso, invece, «registra una temperatura corporea tra i 37,5 e i 38 gradi, con sintomi vaghi e problematiche di carattere tipico intestinale: potrebbe trattarsi di un fenomeno gastroenterico derivante da un cambio di territorio o quant'altro. Però, siccome provengono da una zona interessata in questo momento dall'epidemia di ebola, è scattato immediatamente il nostro meccanismo di vigilanza e di sorveglianza», ha precisato l'assessore. I componenti delle due famiglie sono stati sottoposti a quarantena fiduciaria al loro domicilio, in via precauzionale.
Nel tardo pomeriggio arrivano i risultati dei test: «I pazienti sono negativi anche ai test per malaria e per i principali virus respiratori attualmente monitorati. Sono in corso ulteriori approfondimenti microbiologici e colturali. Al momento non sussistono elementi di allarme per la salute pubblica». Infine l'assessore non risparmia una frecciata al sindaco di Lurate Caccivio che ha lanciato l'allarme ebola: «Se questa mattina fossero state rispettate le corrette tempistiche e procedure conclude l'assessore - si sarebbe potuta evitare l'attivazione di un allarme mediatico che ha comportato un notevole dispiego di risorse e attività operative».
Il rischio Ebola per l'Italia «rimane molto basso» confermava il ministero della Salute dopo l'attivazione del monitoraggio e il ricovero al Sacco di Milano per le due persone rientrate dall'Uganda. «Il Ministero monitora costantemente l'evolversi della situazione relativa al virus Ebola. Il sistema nazionale di preparazione e risposta alle emergenze infettive è pienamente operativo e tutte le procedure previste per la gestione di eventuali casi sospetti risultano attivate».