Lovati a processo a Milano: la causa da 116mila euro intentata dagli ex legali di Stasi

Scritto il 26/05/2026
da Federico Garau

I figli del professor Giarda chiedono all'ex avvocato di Sempio un risarcimento per danni di immagine e morali

Il giudice della Terza sezione penale di Milano, a conclusione di una breve udienza predibattimentale, ha rinviato a giudizio Massimo Lovati: l'ex avvocato di Andrea Sempio finirà alla sbarra il prossimo 14 settembre a causa delle sue "dichiarazioni gravemente diffamatorie" nei riguardi "dello studio Giarda", che fino al 2018 si era occupato della difesa di Alberto Stasi nel caso di Garlasco. A costituirsi parte civile sono stati i due figli del professor Angelo Giarda, deceduto nel 2021, Enrico e Fabio, i quali chiedono all'imputato un risarcimento da 116mila euro per danni morali e di immagine.

Lovati è finito nel mirino del pubblico ministero Fabio De Pasquale per le dichiarazioni rese fuori dalla Caserma Montebello di Milano, in cui lo scorso anno alla riapertura delle indagini fu prelevato il Dna di Sempio, così come per il contenuto di quelle andate in onda su Tg1, Tg2, Tg3, SkyTg24, La7, Mediaset, Milano Pavia TV, Fanpage, Antenna 3 e nel corso dei programma Quarto Grado, Le lene e Mattino Cinque: l'avvocato dichiarò che "l'istruttoria del 2017" su Sempio era "frutto di una manipolazione organizzata dagli investigatori dello studio Giarda”, che allora difendeva Stasi, i quali nel 2016 avrebbero "clandestinamente prelevato il Dna al mio assistito".

Fabrizio Gallo, che tutela gli interessi dell'imputato, ha presentato istanza di sospensione del procedimento a carico del suo assistito nell'attesa "del giudizio nei confronti di Sempio" per l'omicidio di Chiara Poggi, così come quella di "non luogo a procedere" nell'udienza pre-dibattimentale: la giudice ha rispedito al mittente le richieste, rinviando a giudizio Massimo Lovati, chiamato in aula il prossimo lunedì 14 settembre alle ore 9.00.

Una conclusione, questa, che sembrava scontata dopo la scelta da parte di Lovati di non arrivare al patteggiamento né di chiedere riti alternativi come l’abbreviato o la messa alla prova. L'avvocato ha insistito anche oggi prima dell'udienza predibattimentale, bollando come "macchinazione" l'inchiesta nei confronti del suo ex assistito: "Parte dell’indagine del 2017 è stata riversata nel processo di oggi, quindi c’è una certa continuità, potrebbero essere interdipendenti”, ha dichiarato l'imputato ai giornalisti. Non solo: il legale, annunciando che non avrebbe patteggiato né chiesto la messa alla prova, ha annunciato che "più avanti" potrebbe fare altre dichiarazioni circa la presunta "macchinazione del 2017, quello per cui sono qua".

Gli eredi del compianto professor Giarda si sono detti "soddisfatti che ora si apra il processo penale per diffamazione per tutelare la nostra reputazione e quella di nostro padre". "Noi abbiamo sempre creduto nell'innocenza di Alberto Stasi e crediamo nella revisione del processo", ha aggiunto Fabio Giarda, anch'egli nel pool dello studio che si occupò di difendere Stasi insieme all'avvocato Giada Bocellari. Le indagini di Pavia "ci confortano sul lavoro da noi fatto, anche perché per anni abbiamo sentito parlare di 'macchinazione'", hanno aggiunto i due fratelli, e "non hanno fatto che confermare quanto abbiamo sostenuto, perché noi siamo sempre stati convinti dell'innocenza di Alberto Stasi. Mi auguro solo che vada in porto la revisione, mentre il procedimento a Sempio non ci interessa".