Crescita, buona remunerazione, bassa esposizione al Medio Oriente, prezzi del petrolio alle stelle: è così che Eni ha messo nel mirino quota 100. Secondo gli analisti di Barclays, la società guidata da Claudio Descalzi ( nella foto ) «è ben posizionata per raggiungere una capitalizzazione di mercato di 100 miliardi di dollari», dagli attuali 74 miliardi. Una previsione, legata a diversi fattori (non ultimo la corsa del petrolio), che si tradurrebbe in una crescita del titolo a 28 euro, dagli attuali 24 euro. In occasione del recente Capital Markets Day, Eni ha annunciato che, «con prezzi del petrolio superiori ai 90 dollari al barile, la cassa incrementale verrà restituita agli azionisti sotto forma di dividendi straordinari », ricordano gli analisti spiegando che «con il debito ai minimi storici e un già attivo programma di riacquisto di azioni proprie, questa scelta appare coerente ed equilibrata».
D’altra parte, la società si trova in una condizione di espansione significativa della propria capacità di generare liquidità considerando che una variazione di 1 dollaro al barile ha un impatto positivo significativo sul flusso di cassa operativo del gruppo.
A fare la differenza, è poi il fronte industriale. «Eni continua a distinguersi per un portafoglio progetti molto ricco. L’obiettivo è far crescere la produzione upstream del 3-4% annuo fino al 2030, con una dinamica dei flussi di cassa ancora più favorevole. Si tratta di un livello di crescita tra i più elevati nel settore, sostenuto principalmente da iniziative organiche, senza una particolare esposizione al Medio Oriente».
Un altro elemento distintivo «è la capacità di esecuzione rapida dei progetti». In alcuni casi, i tempi di messa in produzione sono stati ridotti a soli 12-18 mesi. Questo è reso possibile da due fattori principali: da un lato, l’ingegneria interna consente di replicare e adattare rapidamente soluzioni già testate, ottimizzandole sulla base dei risultati ottenuti; dall’altro, una struttura di governance snella permette di evitare rallentamenti decisionali, che in passato erano spesso causati dalla complessità organizzativa e dalla presenza di numerosi partner.
«Il successo di Eni - aggiunge l’analisi - si fonda anche su una notevole continuità nei risultati esplorativi. Nel 2025, il tasso di successo è stato vicino al 100%, un traguardo che riflette oltre dieci anni di investimenti costanti in questa area. A supporto di queste attività, il gruppo dispone inoltre di uno dei supercomputer più potenti al mondo, che contribuisce ad accelerare i processi di analisi e a potenziare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale».
Nonostante il quadro complessivamente positivo, permangono alcune aree di debolezza. In particolare, i business della chimica e della raffinazione continuano a rappresentare i principali punti critici. «Tuttavia, nel breve periodo si intravedono possibili miglioramenti per la chimica europea, anche grazie alla riduzione della capacità produttiva in Asia dovuta alla scarsità di materie prime». Sul fronte della governance, infine, c’è un quadro più che stabile: con l’assemblea del 6 maggio Claudio Descalzi si avvia ad essere riconfermato alla guida del gruppo per il quinto (storico) mandato.