Dodici anni schiava dei No. Reggio Calabria rialza la testa e manda il centrosinistra ai giardinetti dopo più di un decennio in cui la città è affondata in una coltre di mediocrità. Che Francesco Cannizzaro sarebbe stato il sindaco di Reggio Calabria sin dal primo turno e largamente sopra il 66% lo sapevano tutti, in riva allo Stretto. Tanti i risultati portati a casa, sia dal vicecapogruppo alla Camera di Forza Italia come il rilancio dell'aeroporto con Ryanair, sia dal governatore azzurro Roberto Occhiuto ("Vittoria straordinaria, stiamo costruendo un'altra Reggio", scrive sui social il presidente), con la Calabria che si conferma un importante granaio di voti per il partito di Antonio Tajani: "Elezioni stravinte grazie ai cittadini che hanno scelto il buongoverno, siamo certi che Ciccio farà un ottimo lavoro anche come amministratore", dicono i social azzurri.
Nato a Reggio Calabria il 24 giugno 1982, master in Diritto e politiche comunitarie, rieletto alla Camera nel 2022 e responsabile Sud di Forza Italia, aveva sorpreso la sua volontà di rinunciare a questo scampolo di legislatura per candidarsi a sindaco, forte di un consenso popolare (che ha convinto anche Azione di Carlo Calenda) cresciuto in modo esponenziale in campagna elettorale: "Dedico questa vittoria di squadra a Jole Santelli e Maurizio D'Ettore, è un sogno che mi fa accapponare la pelle, la città sarà un laboratorio politico nazionale", ha detto il nuovo sindaco.
Si lecca le ferite il sindaco "facente finzioni" Domenico Battaglia, appena sopra il 20%: figlio d'arte e di fatto fantoccio (im)presentabile di altro figlio d'arte Giuseppe Falcomatà, invischiato in qualche vicenda giudiziaria che ne ha sporcato l'immagine: i loro genitori furono protagonisti della Primavera di Reggio negli anni Novanta, quando la città parve finalmente risorgere dalla maledizione in cui l'aveva cacciata Pietro Battaglia, protagonista in negativo dei Moti degli anni Settanta, quando l'allora premier Emilio Colombo si convinse a sedare la rivolta popolare per il mancato capoluogo di Regione con i blindati, regalando così il consenso alla destra del Msi. È una vittoria dei partiti, da Fratelli d'Italia alla Lega, ma anche delle liste civiche espressione del territorio, compresa la Reggio Futura che fa riferimento all'ex enfant prodige di An Giuseppe Scopelliti, anche lui già governatore e sindaco. Ma è anche una vittoria per chi vuole il Ponte sullo Stretto, come conferma a Messina il potenziale successo al primo turno dell'uscente Federico Basile, eretico del centrodestra sostenuto dal movimento Sud chiama Nord del ruspante Cateno De Luca e da una selva di civiche con percentuali a una cifra, dimessosi a sorpresa per rafforzare il suo mandato: la polverizzazione politica porta il suo partito a guidare la coalizione con oltre 12%, più del Pd fermo al 10% e di Fdi al 9%, che con il candidato del centrodestra Marcello Scurria porta a casa circa il 26-28%, il doppio della candidata del campo largo Antonella Russo (Pd-M5s) al 13,8%. Tra le due "sponde" la sinistra è sotto il 20%. Consensi ridicoli per chi spera nella spallata alle prossime Politiche, sapendo che le elezioni si vincono nel Mezzogiorno, un messaggio importante per il centrodestra che ha retto anche al Sud, dove ha investito promettendo sviluppo e crescita. Quelli che porterà il Ponte, impantanato in una querelle burocratica da una Corte dei Conti fin troppo pignola e dall'ombra delle mafie.
A Reggio e Messina il lavoro al Sud è l'unica alternativa alle cosche, a cui la magistratura fa appena il solletico (tanto che il Sì alla riforma della giustizia qui aveva vinto). Sul fronte dei rapporti mafia-politica le inchieste che hanno spaccato destra e sinistra reggina si sono concluse in un nulla di fatto. Ieri è stata la volta di Gotha, regalino amaro dell'ex Procuratore capo Federico Cafiero de Raho (oggi parlamentare M5s) che si è sgretolata in appello con una raffica di assoluzioni di politici e parlamentari, tutte o quasi nell'orbita del centrodestra, dopo 10 anni di graticola giudiziaria e carriere fatte a strami.