Non si è ancora spenta l'eco dei Bella ciao per la vittoria dei «No» al referendum sulla Giustizia, che arriva in libreria - ma non è affatto un instant book, anzi è studiatissimo - il saggio di Antonio Polito La costituzione non è di sinistra (Silvio Berlusconi editore). Attenzione: Polito, intellettuale per nulla ascrivibile all'area delle destre, non critica la Costituzione, ma l'uso politico che si fa della Costituzione. Spiega come non sia un testo perfetto o intoccabile. Che non può essere utilizzata da una sola parte politica, essendo nata come un compromesso tra diverse culture e come punto di incontro di visioni diverse. Che la sinistra era contro alcune parti che oggi considera intoccabili (come la Corte costituzionale che per Togliatti era una bizzarria: il Pci era contro l'indipendenza della magistratura, si fidava più del popolo che dei giudici). E sopratutto che la Costituzione - cosa che la Sinistra dimentica - è un testo storico, non un programma di un partito.
Nel 2006, 2016 e 2026 gli italiani hanno detto No ai referendum costituzionali voluti da Berlusconi, Renzi impallinato dal suo stesso partito e Meloni. La sinistra ha potere di veto sui cambiamenti della carta?
«Sembrerebbe così. Tutte tre le volte la sinistra - intesa come sistema culturale ha respinto i cambiamenti come fossero un attentato alla Costituzione. Ma una riforma della Carta non può essere un attentato: né dal punto di vista logico perché esiste un articolo, il 138, che disciplina il procedimento di revisione costituzionale; né dal punto di vista politico perché in passato sono state varate riforme che avevano il consenso della coalizione di sinistra: quella che fece passare il referendum sul Titolo V della Costituzione che disciplina le autonomie territoriali nel 2001, o quello sulla riduzione del numero dei parlamentari voluto dai 5 Stelle... Il fatto è che soprattutto con la Seconda Repubblica la sinistra si è auto-eletta custode di una Carta trasformata in un testo sacro. Da qui la convinzione che la Costituzione non si tocca. O per lo meno, non senza il consenso della sinistra».
Davvero è la Costituzione più bella del mondo?
«Secondo la mia opinione, no. Nessuno che rileggesse oggi ciò che dicevano gli stessi padri costituenti mentre la scrivevano potrebbe sostenerlo. Meuccio Ruini, presidente della Commissione dei 75 incaricata di redigere il testo costituzionale, tenne un discorso denso di critiche, anche irridenti, verso certi compromessi politici escogitati per formulare la Costituzione. Però è vera una cosa: che in questi 78 anni la Costituzione si è radicata nel senso comune degli italiani più di quanto prevedessero gli stessi estensori. Diciamo che la Carta ha fatto bene il suo lavoro. Grazie alla sua flessibilità».
È nota la frase di Piero Calamandrei «La Costituzione italiana è stata scritta per metà in russo e per metà in latino», alludendo alle due matrici ideologiche che ispirarono il testo: la socialista-comunista e la democratico-cristiana.
«Una battuta dietro la quale c'è una verità. Nella prima parte della Costituzione, quella dei valori e dei Principi fondamentali, in maniera nobile cattolici e comunisti trovarono un punto di incontro in un'idea di società rinnovata rispetto a quella precedente; e di sicuro fu un grande risultato, ma con una contraddizione: non esistendo più quelle due culture politiche, il Pci e la Fuci, oggi ci ritroviamo una Carta basata su un sistema di valori divenuto in parte anacronistico. E nella seconda parte, quella sull'ordinamento della Repubblica, risulta ambigua e deficitaria. Questo perché fu scritta nella seconda parte del 1947, dopo la crisi del governo De Gasperi: di fronte alle imminenti elezioni entrambi i contraenti, comunisti e cattolici, avevano paura di perdere; e nessuno volle rischiare di dare troppo potere a chi avrebbe vinto alle urne. Da qui quella debolezza dell'esecutivo che si trascina fino a oggi...».
Appropriazioni e ambiguità. Forse il reddito di cittadinanza non era poi così costituzionale...
«Curioso: la sinistra grida all'incostituzionalità per ogni legge che fa il centrodestra e poi fa passare per applicazione della Costituzione misure che non lo sono. L'articolo 4 riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro, ma afferma anche che ogni cittadino ha il dovere di svolgere un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. L'assistenza sociale per deboli e malati è giusta; ma il reddito di cittadinanza, quasi un'alternativa al reddito di lavoro, sconfessa quell'articolo».
E la riforma della giustizia non era contraria ai principi costituzionali.
«Infatti; anzi li applicava. Esiste già l'articolo 111 che stabilisce la terzietà del giudice, cioè la sua totale indipendenza, e la sua equidistanza dalle parti in causa, estraneo alle funzioni di accusa e di difesa. Rileggendo i dibattiti della assemblea costituente risulta che quello dell'incompatibilità delle carriere era un problema lasciato aperto, che si rinviava ai parlamentari».
Si sbandiera la Costituzione come carta dei diritti; ma si dimentica che è anche carta dei doveri.
«In realtà prima di tutto è una carta dei valori. Il fatto di venderla come carta dei diritti, in un momento in cui la sinistra cerca di dare una copertura costituzionale alla moltiplicazione di una serie di nuovi diritti che sputano nella società contemporanea, è forse la più grande operazione di appropriazione della Carta a cui oggi assistiamo. Pensiamo alla pace. Si cita sempre il fatto che l'Italia ripudia la guerra; ma poi si dimentica che La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino: è l'articolo 52 che usa per l'unica volta la parola sacro e parla di Patria, non di Repubblica o nazione. E prevede anche il servizio militare obbligatorio voluto da Aldo Moro, il più mite dei costituenti. Questo per dire come si è trasformato il ripudio della guerra in pacifismo estremo. Parlare solo di diritti inviolabili dimenticando i doveri inderogabili è la più grande mistificazione compiuta dalla sinistra ai danni della Carta».
La vera egemonia si esercita qui: appropriandosi della Costituzione.
«Beh, altro che la Rai o il cinema! Ma certo: questa è la vera egemonia culturale nella storia della sinistra, e la più potente. Il senso alla fine è: Tutto ciò che non mi sta bene è contro la Costituzione. La Costituzione invece è di tutti; se non consente una convivenza comune vuol dire che non è una Costituzione. E questa è la grande colpa della sinistra. Quella della destra invece è che doveva accogliere con più entusiasmo le occasioni che ha avuto per contribuire alla riforma di alcuni aspetti della Costituzione, sedendosi al tavolo con l'altra parte, proprio per renderla di tutti».
Cambiare la Costituzione servirebbe anche a modernizzare il Paese...
«Certo. La Costituzione è una cosa viva che accompagna i cambiamenti politici e culturali. Altro che Giù le mani dalla Costituzione!. Per restare viva deve poter cambiare. Dopo le ultime botte prese da chi ci ha provato, nessun leader si azzarderà a toccarla. Ma spero che prima del centesimo compleanno, nel 2048, si possa riscrivere insieme il patto costituzionale tra le forze che oggi sono su fronti opposti».