La Corea del Nord è tornata a mostrare i muscoli con un nuovo lancio di missili balistici a corto raggio e altri vettori non meglio identificati verso il Mar Giallo. Secondo quanto riferito dallo Stato Maggiore congiunto sudcoreano (JCS), il test è avvenuto dalla zona di Jongju, nella provincia di Pyongan Settentrionale, nel nord-ovest del Paese. Almeno uno dei missili avrebbe percorso circa 80 chilometri prima di cadere in mare. Si tratta dell’ottavo test balistico effettuato da Pyongyang dall’inizio dell’anno e del primo dopo quello del 19 aprile, quando il governo nordcoreano aveva annunciato di aver sperimentato una nuova variante del missile balistico a corto raggio Hwasong-11D.
La mossa di Kim
L’episodio assume particolare rilevanza perché arriva in una fase di forte fermento diplomatico e militare che riguarda l’intero continente asiatico. Andiamo però con ordine. Secondo quanto riportato da NK News, l’aspetto più interessante del test non riguarda tanto le caratteristiche del missile quanto il contesto in cui è avvenuto.
Da settimane circolano indiscrezioni su una possibile visita del presidente cinese Xi Jinping a Pyongyang, che sarebbe la prima negli ultimi sette anni. Una prospettiva che rafforzerebbe ulteriormente il coordinamento tra Cina e Corea del Nord in una fase di crescente competizione con Washington, ma anche un modo per dimostrare a Pechino di essere più indipendente rispetto al passato.
Proprio per questo ha sorpreso la scelta di lanciare i vettori verso ovest, in direzione del Mar Giallo, anziché verso il Mar del Giappone come avvenuto in molte altre occasioni. Alcuni analisti ritengono tuttavia che Pechino possa essere stata informata preventivamente del test, evitando così qualsiasi attrito diplomatico.
Il messaggio della Corea del Nord
Da un lato, dunque, Pyongyang vuole dimostrare di seguire una propria agenda militare indipendente dagli appuntamenti diplomatici, proseguendo secondo una tabella di marcia già definita. Dall’altro, è pur vero che questo rientra nella strategia delineata da Kim dopo l’inserimento dello status nucleare della Corea del Nord nella Costituzione e nel progressivo consolidamento dei rapporti con Cina e Russia.
A rafforzare il significato politico dell’episodio contribuisce però anche quanto avvenuto poche ore prima del lancio a Seoul. Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha presieduto una riunione di governo durante la quale ha chiesto di accelerare i programmi di modernizzazione delle forze armate, con particolare attenzione alle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale, ai droni e soprattutto al progetto per la costruzione di sottomarini a propulsione nucleare.
Pur evitando riferimenti diretti alla Corea del Nord, Lee ha sottolineato la necessità che il Paese sia in grado di garantire autonomamente la propria sicurezza, rafforzando al tempo stesso l’alleanza con gli Stati Uniti.
Nel frattempo, il segretario di Stato americano Marco Rubio è impegnato in India per una serie di incontri collegati al formato Quad, il dialogo strategico che riunisce appunto Stati Uniti, India, Giappone e Australia: un club che non piace particolarmente a Kim.