Zapatero nei guai: il tesoro nella cassaforte e il biglietto per Caracas

Scritto il 26/05/2026
da Massimo Balsamo

Rubini, smeraldi, diamanti e orologi di lusso trovati dagli investigatori. Secondo la stampa spagnola l’ex premier aveva programmato un viaggio verso il Venezuela passando da Santo Domingo

L’ex premier spagnolo delle riforme civili, dei diritti e della legalità agitata è oggi al centro di uno scandalo. José Luis Rodríguez Zapatero è finito al centro di un’inchiesta che potrebbe trasformarsi in un terremoto politico, considerando il contenuto delle carte finite sul tavolo del giudice istruttore José Luis Calama.

Secondo quanto ricostruito dal Corriere, il caso Plus Ultra riguarda il salvataggio pubblico della compagnia aerea durante la pandemia e i presunti rapporti con il Venezuela. Un fascicolo di oltre quattromila pagine è stato consegnato dall’Unità per i reati economici e fiscali al magistrato che coordina l’indagine. Al centro, l’ipotesi di un sistema di traffico d’influenze, tangenti, fatture fittizie e riciclaggio di denaro. Ma non solo: secondo quanto riportato dalla stampa spagnola, l’ex premier forse era già pronto alla fuga a Caracas. In base ad alcune fonti, avrebbe comprato in fretta e furia un biglietto aereo per Santo Domingo, da l’ avrebbe proseguito con un velivolo privato fino al Venezuela.

La scena più clamorosa, però, è quella della cassaforte. Nell’ufficio dell’ex premier la polizia ha trovato 103 oggetti di lusso: orecchini, collane, bracciali, orologi Omega e Longines, accessori e pezzi di alta gioielleria. Il valore stimato sarebbe compreso tra i 2 e i 3 milioni di euro. Tra gli oggetti sequestrati spiccano parure di rubini, smeraldi e zaffiri, anelli di diamanti e una gargantilla con 14 rubini di altissima qualità. La segretaria dell’ex primo ministro ha spiegato che la cassaforte “appartiene alla casa di Zapatero” e che alcuni gioielli erano “eredità della moglie o regali di viaggio”.

L’operazione “Tibet” è scattata la settimana scorsa: martedì mattina gli agenti si sono presentati nell’abitazione di Zapatero per notificargli l’imputazione, mentre un’altra squadra perquisiva il suo studio professionale in calle Ferraz, lo stesso indirizzo del quartier generale socialista, e gli uffici della Whathefav S.L., l’agenzia di comunicazione delle figlie Laura e Alba Rodríguez Espinosa.

Il sospetto degli investigatori è che dietro consulenze e rapporti professionali si nascondessero pagamenti illeciti. Secondo l’accusa, l’imprenditore Julio Martínez - arrestato l’11 dicembre - avrebbe incassato oltre 300 mila euro da Plus Ultra tramite la società Analis Relevante. Da lì sarebbero partiti 490.780 euro verso Zapatero e 239.755 euro verso la società delle figlie, tra il 2020 e il 2024, attraverso fatture ritenute fittizie. La difesa dell’ex premier respinge questa lettura e sostiene che quei pagamenti corrispondessero a un lavoro reale, svolto da Zapatero e dalle figlie.

C’è poi la pista venezuelana. Gli inquirenti hanno acceso i riflettori sui movimenti della società Inteligencia Prospectiva, fondata nel gennaio 2020 da due fratelli venezuelani, Amaro Chacón. Da lì sarebbe transitato circa un milione di euro verso la società delle figlie di Zapatero, verso Analisis Relevante e verso il Gate Center, think tank presieduto dall’ex premier. La tesi investigativa è che Zapatero, ufficialmente impegnato in una mediazione politica per la transizione democratica in Venezuela, potesse in realtà agire da intermediario con Caracas per operazioni legate al petrolio.

A rendere il caso ancora più delicato c’è il riflesso politico su Pedro Sánchez. Il premier socialista, oggi in visita a Roma senza incontrare Giorgia Meloni, continua a difendere il suo predecessore. “Sono tranquillo”, le sue parole ai giornalisti. Ma la tranquillità ostentata non basta a spegnere l’imbarazzo. Il fronte progressista denuncia un uso politico delle inchieste giudiziarie, come già avvenuto dopo l’incriminazione della moglie di Sánchez, Begoña Gómez Fernández. Eppure, dietro la linea ufficiale, cresce il malessere tra gli alleati e tra i partiti nazionalisti che sostengono dall’esterno la fragile maggioranza socialista.

Per ora restano le accuse, i sospetti e una montagna di carte. Ma l’immagine è già potentissima: il paladino della moralità pubblica costretto a spiegare gioielli milionari, fatture contestate e rapporti opachi con società legate al Venezuela. Una vicenda ancora tutta da dimostrare in tribunale, ma già sufficiente a incrinare il mito politico di Zapatero e a mettere Sánchez davanti a un nuovo, pesantissimo caso giudiziario.