"Usa pronti a tagli militari radicali": così Trump vuole colpire la Nato

Scritto il 26/05/2026
da Federico Giuliani

Gli Stati Uniti starebbero pianificando forti tagli al proprio contributo militare convenzionale nella Nato, chiedendo ai Paesi europei di assumersi gran parte della difesa del continente

C'è chi lo definisce disimpegno e chi, in maniera molto più diretta, taglio. L'indiscrezione che arriva dalla Germania riguarda gli Stati Uniti, o meglio, il loro contributo al mantenimento dell'apparato militare della Nato. Pare che Washington sia pronta a ridurre drasticamente la propria partecipazione nell'Alleanza Atlantica, rivedendo al ribasso il numero di bombardieri, caccia, droni da ricognizione e armati, e pure sottomarini messi a disposizione del gruppo. Alla fine della scorsa settimana, gli alti funzionari del Pentagono avrebbero informato i loro alleati presso il quartier generale della Nato, inviando loro un chiaro messaggio: gli Stati Uniti "hanno chiarito che intendono mantenere la deterrenza nucleare in Europa nell'ambito della Nato. Per contro, gli europei dovrebbero farsi carico in gran parte da soli della difesa convenzionale del continente".

Il taglio degli Usa

Secondo informazioni ottenute dallo Spiegel, gli Stati Uniti di Donald Trump starebbero pianificando di ridurre significativamente i propri impegni nell'ambito del cosiddetto Modello di Forze Nato, lasciando che siano i Paesi europei a coprire vuoti e lacune derivanti da una simile scelta. Nello specifico,il richiamato modello stabilisce a quali unità e capacità militari degli Stati membri il Comando Supremo Alleato in Europa (SACEUR) dell'Alleanza può accedere direttamente per garantire la deterrenza e la difesa del continente.

Nell'attuale sistema di ripartizione degli oneri, gli Usa forniscono circa la metà delle capacità militari, ma chiedono da tempo una ridistribuzione ("spostamento degli oneri"). Le proposte statunitensi per la pianificazione militare futura si sarebbero però rivelate più drastiche di quanto gli europei avessero previsto. Già, perché prima dell'incontro i diplomatici europei ipotizzavano che Trump avrebbe proposto piccoli aggiustamenti. Washington intende invece effettuare tagli radicali. Per esempio, riducendo il numero di bombardieri strategici, e diminuendo di un terzo il contributo in termini di aerei da combattimento. La questione cruciale è su quale orizzonte temporale si basino i piani americani.

Una possibile soluzione per compensare una futura carenza di velivoli da combattimento potrebbe coincidere con la continua fornitura di velivoli F-35 Usa agli alleati europei. Le forze armate tedesche dovrebbero ricevere il primo aereo dagli Stati Uniti il prossimo anno, mentre la Polonia ha appena ricevuto i suoi primi tre F-35. In ogni caso, i membri europei della Nato non possiedono bombardieri strategici in grado di trasportare armi nucleari. Non solo: è improbabile che le due portaerei che gli Usa hanno finora registrato nel Modello di Forze Nato per l'impiego in caso di crisi possano essere facilmente sostituite.

Cosa succede adesso

Detto altrimenti, gli Stati Uniti hanno chiarito di voler mantenere la deterrenza nucleare in Europa nell'ambito della Nato, ma si aspettano che gli europei inizino a farsi carico in gran parte della difesa convenzionale del continente. Di conseguenza, la Marina statunitense dovrebbe fornire all'Alleanza un numero inferiore di cacciatorpediniere, così come di sottomarini e droni. Il messaggio dell'amministrazione Trump è emblematico: gli Usa sono pronti a collaborare strettamente con tutti i partner della Nato che agiranno tempestivamente, ma gli alleati sono stati esortati a colmare al più presto le lacune.

Per mesi il governo statunitense ha proclamato la sua visione di "Nato 3.0", una visione secondo la quale gli europei dovrebbero assumersi l'intera difesa convenzionale del proprio contingente il più rapidamente possibile. La pianificazione della difesa statunitense si concentra del resto su una possibile escalation nell'Indo-Pacifico. E il 2027 è considerato una data cruciale, visto che le agenzie di intelligence statunitensi ritengono che da quel momento in poi la Cina sarà in grado di colpire Taiwan.

A Bruxelles c'è chi ha sottolineato come la riduzione prevista non significhi che gli Stati Uniti non interverranno qualora si verificasse un'emergenza di difesa nazionale in Europa. Al netto di tutte le rassicurazioni possibili, le cifre dei tagli immaginate da Washington stanno tuttavia esercitando un'enorme pressione sugli europei. Il governo tedesco starebbe già discutendo su come rispondere. Entro l'inizio di giugno, i partner della Nato dovranno decidere cosa possono offrire in termini di proprie capacità per colmare le lacune.