Ora i socialisti mollano Sánchez: al voto

Scritto il 26/05/2026
da Francesco De Palo

Il "consiglio" dell'ex premier Gonzalez. I magistrati in pressing su Zapatero

Non si ferma il batacazo in Spagna, ora anche i vecchi saggi socialisti scaricano il premier in carica.

È Gonzalez contro Sánchez. Ovvero la vecchia guardia del Psoe chiede al golden boy iberico di andare a elezioni anticipate, visti i numerosi scandali che hanno investito la Spagna, l'ultimo dei quali ha toccato l'ex presidente del governo, José Luis Rodriguez Zapatero, indagato per una tangente da 2 milioni di euro nel salvataggio finanziario della compagnia aerea Plus Ultra durante la pandemia. Oggi è l'ex presidente del governo spagnolo, il socialista Felipe Gonzalez, a sentire il profumo di un altro batacazo (crollo, ndr) e dopo la débâcle del Psoe alle regionali, arrivato al minimo storico in Andalusia, ha capito che dalla barca di Sánchez è meglio fuggire prima che affondi con tutti a bordo.

"Dovrebbero esserci elezioni quest'anno, realmente", ha spiegato a chi gli chiedeva di commentare l'ostinazione con cui l'attuale primo ministro vorrebbe attendere la naturale fine della legislatura nel 2027 come se nulla fosse. Un consiglio che Gonzalez ha dato pubblicamente a Sánchez che evidentemente sta pagando lo scotto dei numerosi casi giudiziari che lo circondano.

Su tutti quelli che toccano Zapatero, accusato di traffico di influenze e organizzazione criminale nel salvataggio finanziario della compagnia aerea Plus Ultra. "Ci colpisce come Paese, come partito e come persone", ha precisato Gonzalez, per poi aggiungere diplomaticamente che non se la sente di definire Zapatero "capace di organizzare una trama di ingegnerie finanziaria". Ma ha poi aggiunto un particolare che non è passato inosservato, anche tra gli stessi socialisti: Zapatero potrebbe "essersi lasciato trascinare da Maduro o da Delcy Rodriguez, che lo chiama principino", con riferimento alla mediazione politica tra il governo e l'opposizione in Venezuela.

Parole che hanno lasciato il segno nel Paese che domenica scorsa è stato risvegliato dalla manifestazione organizzata da ben 150 associazioni civili, che hanno sfilato per le strade di Madrid, accompagnate dal leader di Vox Santiago Abascal, chiedendo di andare al voto.

Nel frattempo Zapatero nega "categoricamente" qualsiasi coinvolgimento e assicura di "non aver mai svolto alcun lavoro" per conto impresa, come dichiarato ai media iberici da Luis Arroyo, portavoce del leader socialista. L'ex premier inoltre ritiene che le conclusioni investigative "stabiliscano collegamenti realmente assurdi". Ma la polizia non è d'accordo, dal momento che sta proseguendo nelle indagini: ieri ha trovato una cassaforte nell'ufficio di Zapatero contenente gioielli, un'"eredità della moglie" o "regali di viaggio". A indagare sul caso è l'Udef (Unità per i crimini finanziari ed economici) che ha stilato un elenco di collane con pietre, anelli, bracciali, braccialetti rigidi e orologi che l'ex presidente teneva nell'ufficio del suo capo di gabinetto in via Ferraz. Inoltre afferma che l'ex presidente ha ricevuto spedizioni presso la sua villa, come dimostrano sia la "consegna di casse di vino alla sua residenza privata sia l'emissione di fatture relative all'operazione oggetto dell'indagine". Infatti, le fatture emesse da Zapatero ad Análisis Relevante riportano il suo "indirizzo privato".