È stata "una pietra in faccia". Perché di quelle due notti vigliacche lei e la sua amica hanno ancora il calco addosso. Avevano 14 e 15 anni tra il novembre 2024 e il gennaio 2025 quando a Fordingbridge, nella contea dell'Hampshire, sono state stuprate la prima volta da due coetanei. La seconda, agli stessi carnefici, si è aggiunto un tredicenne. Oggi tutta l'Inghilterra parla del loro "caso" e la "pietra in faccia" a cui si riferisce una delle vittime è la sentenza, arrivata nei giorni scorsi, che ha condannato i tre minorenni ma ha risparmiato loro qualsiasi pena detentiva. Il premier Keir Starmer si è detto "inorridito", l'Attorney general (un ministro che nel sistema anglosassone ha in parte funzioni di procuratore nazionale) ha presentato un ricorso e ha chiesto la ripetizione del processo.
Ma il giudice della Southampton Crown Court che ha emesso la sentenza ha rivendicato la sua decisione sostenendo di aver voluto lasciare una possibilità di recupero ai ragazzi che, andando in un carcere minorile a tredici-quattordici anni, avrebbero avuto "la vita segnata". Ed è vero. Quando in sella a un cavallo si iniziano a saltare i primi ostacoli, la prima cosa che raccomanda un istruttore è di tenere insistentemente d'occhio il piliere per dirigere correttamente l'animale. Sembra un dettaglio banale, ma racconta che nella vita si va nella direzione in cui si guarda. Costringere dei giovani, per quanto stupratori, a un unico orizzonte di degrado significa circoscriverli a quella realtà e impedirgli di diventare altro. Metterli nelle condizioni di alimentare solo la parte peggiore di sè, consegnarli alla convinzione di non poter essere certo niente di meglio. In questo il giudice ha ragione: non ci sarebbe alcun recupero ma solo la definitiva costruzione di esseri rotti.
Ma anche uno stupro ti segna la vita. Obbligandoti a conoscere un altro corpo come mai lo si dovrebbe conoscere e facendoti diffidare in eterno del tuo, come fosse il nemico che ti contiene. Le narici che tirano su terrore anche dopo anni e quelle immagini che squarciano le tempie senza preavviso, notte dopo notte e poi ancora, a occhi aperti. "Una pietra in faccia" perché così, con la sentenza di condanna senza pena, per le due ragazzine quei tre aguzzini diventano gli illesi che si sdraiano sui loro incubi. Perché la decisione lascia apparentemente intatta la loro prepotenza, la stessa prepotenza codarda con cui, quelle maledette notti, hanno messo le loro vite sottosopra. Come si faccia a tirare fuori da tre adolescenti le loro peggiori ore di buio, e se davvero esista un modo per farlo, è il grande quesito. Ma forse, con una delle sentenze più impopolari del Regno Unito, quel giudice ha iniziato a cercare una risposta.

