Per citare un adagio caro alla sinistra, non l'hanno visto arrivare. Sarà per la poca aggressività verbale, il linguaggio misurato rispetto agli standard contemporanei. Sarà per l'approccio post-ideologico ai problemi dei veneziani. Sarà per quel profilo da ex-scout, l'aria di uno che ha organizzato parecchi campi estivi in parrocchia. Sarà, infine, per le sneakers o per il giovanilismo. Ma il centrosinistra di Andrea Martella era certo: Simone Venturini? Un ostacolo sormontabile. Dal Nazareno, fino a poche ore fa, continuavano a filtrare certezze: «La sconfitta in laguna sarà l'ennesima spallata a un governo che non sta in piedi». Invece, il democristiano Venturini ha sbaragliato ogni pronostico, trascinando il centrodestra alla vittoria, grazie anche se non soprattutto alla sua lista civica. Laureato in legge, il neo sindaco è entrato in Consiglio comunale quando aveva 22 anni, con il moderato di centrosinistra Giorgio Orsoni. Oggi, che di anni ne ha 38, siede sullo scranno più alto di Ca' Loredan, il palazzo di San Marco affacciato sul Canal Grande, dove si svolgono le assisi, un tratto di terra ferma: non un brutto punto di osservazione. «Venturini è il delfino di Brugnaro, con lui non cambierà nulla»: era questo il rumoreggiare del Pd, dall'inizio alla fine della campagna elettorale. Ma chi conosce la città lagunare sa quanto sia stata centrale la tradizione democristiana: da Giovanni Favaretto Fisica a Giorgio Longo, gli avveniristici costruttori della Venezia di oggi e della zona industriale di Porto Marghera, dove proprio Venturini ha mosso i primi passi.
Cambiare, del resto, non è un imperativo, specie quando le cose funzionano. Il sindaco, ex Udc, ora civico di centrodestra, è stato per anni assessore di Brugnaro. Ha avuto le deleghe allo Sviluppo economico, alla Coesione sociale e al Lavoro. Sì, e poi quella al Turismo, che a Venezia non è proprio un settore accessorio. Si vede che tutta quest'esigenza di rivoluzione, in fin dei conti, non esisteva. Andrea Martella, senatore dem, laureato in Lettere e Filosofia, ex Pci, una fama da buon mediano in gioventù nel Portogruaro, la vedeva in modo diverso. Era sicuro di poter contare su due fattori: una presunta voglia di cambiamento e la ferma istituzionalità del suo profilo.
Certo, il «campo largo» aveva dalla sua il voto islamico, con sette candidati originari del Bangladesh nel Pd: un fattore nuovo, numerico, basato sull'espansione della comunità bengalese a Mestre e sulla promessa di una grande moschea. Non è bastato. Anzi, forse ha influito in favore del centrodestra. Venturini, prima dell'esplosione di gioia, ha passato il pomeriggio nel «bunker». Magari ha pensato ai suoi miti d'infanzia: John Fitzgerald Kennedy, un'ispirazione e Roberto Baggio, pure se i colori del primo cittadino sono sempre stati il nero, l'arancio e il verde del Venezia. C'è il tennis, poi, con una spiccata preferenza per Lorenzo Musetti.
Ma il neo primo cittadino guarda con attenzione soprattutto a un altro sportivo italiano. È Andrea Kimi Antonelli, un outsider diventato habitué del podio in Formula 1. Anche Venturini, nonostante l'età, ha già tagliato qualche traguardo. Quello di ieri può essere un inizio.

