Da una parte mostra il volto simpatico «parlo un poco d'italiano». Dall'altra, però, la presidente della Bce, Christine Lagarde, recupera ben presto la rigidità del banchiere centrale: «La richiesta italiana di una deroga al Patto di stabilità per affrontare la crisi energetica? Dobbiamo agire tutti insieme» e «attenerci alle regole», ha detto durante l'intervista di domenica sera a Che Tempo che fa, da Fabio Fazio. In banchierese, significa «no». La Bce non ha voce in capitolo sul Patto di stabilità, ma certo la sua opinione ha un certo peso. Soprattutto al cospetto dei mercati, dove l'Italia ha guadagnato parecchi punti in termini di spread (e in Borsa, dove ieri la Borsa di Milano ha battuto il suo record storico a 50.220 punti) proprio perché ha rispettato le regole europee con un rigore che molti non si aspettavano, ma ora c'è un'emergenza e serve agire. «Io penso che ciò che è importante attualmente sia, anzitutto, agire tutti insieme in qualità di europei, anziché cercare percorsi diversi, perché i nostri nemici sarebbero entusiasti della frammentazione», aggiunge poi Lagarde.
Il punto italiano, spiegato dal ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, e poi ribadito in una lettera dalla premier Giorgia Meloni è che non è possibile avere flessibilità sui vincoli di bilancio per le spese sulla Difesa e non prevederla per quelle sull'energia. «Ritengo che l'Europa debba dare un segnale di coerenza», aveva scritto Meloni, «di buon senso e di vicinanza ai cittadini». Ai governi interessa dare risposte ai problemi di aziende e cittadini, anche perché hanno obblighi verso di loro. In questo senso è difficile giustificare una spesa di miliardi in armi, voltando le spalle a chi fatica a fare il pieno alla macchina. A chi deve mettere in cassa integrazione dei lavoratori. Ed è proprio a causa di questi paradossi che l'Europa talvolta viene descritta come lontana ed elitaria, arroccata su obiettivi ideologici e talvolta nocivi. La stessa presidente della Bce ricorda come l'Ue si sia mossa ai tempi del Covid, destinando all'Italia il pacchetto più grande di aiuti in quanto Paese più colpito di altri dagli effetti del virus. Ma da Bruxelles stavolta non vedono gli estremi per riproporre lo stesso spartito, con una crescita prevista per quest'anno sotto l'1%. In particolare Lagarde, in quanto capo della Bce, ha un unico obiettivo: mantenere l'inflazione al 2%, non è come la controparte americana - La Federal Reserve - che invece deve contemperare contenimento dei prezzi e attenzione all'occupazione. Per la Ue e la Bce gli aiuti devono essere mirati, per non aumentare il consumo di energia e quindi far salire i prezzi.
Intanto, il prossimo 11 giugno si affaccia lo spauracchio di un rialzo dei tassi d'interesse, ma Lagarde non si sbottona: «lo si saprà meglio l'11 giugno». La situazione attuale è «di massima incertezza. Dobbiamo considerare i dati che abbiamo a disposizione, considerarli tutti, valutare come si svilupperà l'economia nei prossimi tre mesi e dobbiamo determinare se è necessario agire». La risposta però si può cogliere tra le righe: «Attualmente le proiezioni che abbiamo ci danno un 2,6% nel 2026», ma sono «dati che saranno rivisti al 10 giugno». Probabilmente al rialzo. Allora sarebbe difficile che la Bce non decida di intervenire con un rialzo dei tassi.

