In commissione Covid si parla di vaccini e del business su monoclonali e plasma in pandemia e alla sinistra parte la brocca. In audizione c’è Giovanni Rezza, ex dg della Prevenzione del ministero della Salute. «Grazie ai vaccini non abbiamo raggiunto l’immunità di gregge tanto ambita ma abbiamo evitato 517mila ospedalizzazioni, oltre 56mila ricoveri in terapia intensiva e 151.500 decessi», dice l’ex dirigente, che difende le scelte del governo di Giuseppe Conte snocciolando le cifre dell’Istituto superiore di Sanità. Qualche ammissione farà felice i No Vax, come quella sugli effetti collaterali su miocardio e pericardio «molto inferiori rispetto a chi ha contratto il virus» o sull’obbligo vaccinale («Non sono un sostenitore, rappresentano una sconfitta»), qualche altra ha fatto imbufalire Fratelli d’Italia, come l’assenza di una banca dati dei guariti: «È la prova che le politiche vaccinali furono attuate in modo precipitoso, ignorando il principio di precauzione e il rapporto tra rischi e benefici», sottolinea il presidente dei senatori meloniani Lucio Malan.
Ma lo scontro si è acceso dopo le domande a Rezza del senatore Antonella Zedda, partita dalle mail depositate agli atti dall’ex dg della Prevenzione Ranieri Guerra. Si tratta dello stock di 10mila monoclonali che Eli Lilly avrebbe voluto regalare all’Italia e che invece prima vennero rifiutate poi ricomprate a peso d’oro, 15 milioni di euro. «La casa farmaceutica avrebbe voluto donare questi strumenti per combattere il virus, in una fase di emergenza», dice la Zedda al Giornale. Ma la politica si mise di mezzo, come è emerso dalle email. «Curioso che pochi mesi dopo lo Stato acquistò delle quote, per 15 milioni di euro, di una società che operava nello stesso settore della Lilly», peraltro legata al mondo Pd. Si tratta di Tls, ovvero Toscana Life Science. Una fondazione che si sarebbe dovuta occupare dello sviluppo di vaccini e monoclonali sponsorizzata dal Pd: «Toscana Life Sciences come il Biotecnopolo di Siena è una realtà nata e cresciuta grazie al progetto e alle politiche del Partito democratico», si legge nelle cronache del tempo.
«Tutto ciò lo scopriamo attraverso gli scambi di e-mail che avvennero tra scienziati che ricoprivano ruoli apicali nel Cts, in Aifa, al ministero della Salute, nell’Istituto Spallanzani - sottolinea ancora il senatore Fdi - Le perplessità di un singolo scienziato verso i monoclonali, emerse dallo scambio di e-mail, non coincidono con un dato scientifico certo, ossia lo studio di fase 3 della stessa Lilly nei pazienti ad alto rischio, il quale dimostra una riduzione del livello di ospedalizzazione di oltre il 90 per cento».
Insomma, come già ricostruito dal Giornale, se l’Italia avesse accettato l’offerta partita grazie alle intercessioni di Guerra e del professor Guido Silvestri (oggi come allora luminare negli Usa), si sarebbero potenzialmente potute salvare almeno 10mila persone fragili, impossibili da vaccinare. Eppure allora qualcuno decise che le monoclonali non erano utili, salvo cambiare idea e «acquistare una parte di un’azienda farmaceutica concorrente alla Lilly e acquistare le stesse dosi a mille euro cadauna». Qualcuno ci ha speculato sopra? Impossibile fare domande. Da qui il nervosismo dell’opposizione in commissione Covid, con le frecciatine e gli sbuffi di Ylenia Zambito (Pd) e Alessandro Colucci (M5s) anche quando durante l’audizione si è parlato di plasma e del ruolo della Kedrion quando si decise di escludere lo pneumologo Giuseppe De Donno (morto suicida) dalla sperimentazione, nonostante i suoi successi terapeutici avessero interessato persino il Quirinale. «Rezza, testimone della vicenda, ha dichiarato che era favorevole alle monoclonali asserendo che “in quel momento non avevamo altro”. Questo fatto potrebbe definire un nuovo caso di amichettismo. Si mettano l’animo in pace, perché come Fratelli d’Italia andremo fino in fondo per onorare l’impegno che ci siamo presi con gli italiani», è lo sfogo del senatore Zedda.

