Giorgia Meloni porta all’assemblea di Confindustria una sfida diretta all’Europa della burocrazia e dei vincoli. La premier ha accusato l’Unione europea di essersi trasformata in un “gigante burocratico”, capace di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune ma troppo spesso “miope” quando deve far sentire la propria voce nello scenario globale. Secondo la presidente del Consiglio, l’attuale configurazione dell’Ue è una delle principali fragilità per l’Italia e per il sistema produttivo, perché avrebbe sacrificato competitività e crescita strategica “sull’altare di approcci ideologici e tecnocratici”.
Davanti alla platea degli industriali, Meloni ha rivendicato la necessità di “rimettere la politica al centro delle istituzioni europee”. Per la premier si tratta di riaffermare un principio democratico: la burocrazia deve accompagnare gli indirizzi della politica, non sostituirsi ad essa, perché non ha un mandato popolare. Le sintesi raggiunte dalla politica, anche dopo confronti lunghi e complessi, ha aggiunto, devono essere rispettate e attuate, non rimesse in discussione o “addirittura ribaltate”.
Da qui anche l’affondo contro i vincoli che, secondo Meloni, frenano la crescita economica. “Se la regola è la libertà, tutto quello che non è espressamente vietato per un interesse superiore già tutelato deve essere consentito senza lacci e gabbie”, ha detto la presidente del Consiglio, sostenendo che l’eccesso di regolazione finisce per soffocare l’iniziativa economica.
Il ragionamento europeo si è poi saldato con il dossier italiano della burocrazia. Per questo Meloni ha proposto a Confindustria di “avviare subito un cantiere comune” per arrivare a una riforma della burocrazia in Italia. Un terreno, ha spiegato, su cui governo e imprese possono lavorare insieme in modo concreto, superando contrapposizioni e logiche di schieramento.
La premier ha aperto il suo intervento rivolgendo un saluto e un ringraziamento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, presente in platea. La sua partecipazione, ha sottolineato Meloni, ricorda alla nazione “quanto importante sia il ruolo che l’industria italiana ricopre”, non solo dal punto di vista economico, ma anche storico, identitario, culturale e reputazionale.
Meloni ha poi ringraziato le imprese e i lavoratori, ricordando che se l’Italia è universalmente riconosciuta come “la patria del bello, del buono e del benfatto” lo si deve al sistema produttivo nazionale. Un ringraziamento è andato anche al presidente di Confindustria Emanuele Orsini, per aver riconosciuto gli sforzi del governo: un gesto che la premier ha definito non scontato “in un’epoca in cui a prevalere spesso è lo scontro ideologico e le tifoserie”.
Secondo la presidente del Consiglio, governo e imprese possono scoprirsi “una squadra” quando l’obiettivo comune è mettere l’Italia nelle condizioni migliori per affrontare le sfide del presente. In questo quadro rientra anche il tema dell’energia, indicato come uno dei capitoli che pesano maggiormente sulla competitività. Meloni ha ringraziato Orsini per aver riconosciuto “il cambio di approccio” del governo, in particolare sul fronte dell’aumento dell’offerta e degli investimenti.
Sul dossier energetico, la premier ha rilanciato la linea del governo sul ritorno del nucleare in Italia. “Vogliamo proseguire speditamente per il ritorno dell’energia nucleare in Italia”, ha detto Meloni, ribadendo l’obiettivo di arrivare “entro l’estate” alla legge delega e poi ai decreti attuativi. Per la presidente del Consiglio la ripresa del nucleare può rappresentare “una svolta” per la competitività del sistema produttivo italiano. “Non ho dubbi sul fatto che la ripresa sia una svolta per la nostra competitività e quindi sono molto determinata”, ha aggiunto.
La crisi in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz sono entrate direttamente nel ragionamento della premier. Meloni ha sottolineato “l’impatto” che la crisi sta avendo su famiglie e imprese e ha sostenuto che si tratta di circostanze che “sfuggono al controllo degli Stati membri Ue” e che giustificano “ampiamente” l’estensione della flessibilità già concessa per le spese di sicurezza e difesa anche agli investimenti necessari per far fronte alla crisi energetica. “Non si tratta di essere autorizzati a fare nuovo debito a livello nazionale ma di allocare al meglio quello che c’è”, ha ribadito.
Il tema della difesa, ha aggiunto Meloni, resta centrale. La premier ha rivendicato di non aver cambiato atteggiamento sulle spese militari, pur sapendo quanto il tema sia impopolare in Italia. “Se non ti sai difendere, se chiedi a qualcun altro di garantire la tua sicurezza, lo pagherai in termini di autonomia, in termini di capacità di difendere i tuoi interessi nazionali”, ha detto. Allo stesso tempo, ha spiegato, oggi serve un equilibrio: “Io voglio che l’Italia sia una nazione libera, ma dall’altra parte so anche che se noi oggi non aiutiamo le famiglie e le imprese a superare l’impatto di una crisi che è significativa, rischiamo che domani non ci sia più niente da difendere in questa nazione”.
In chiusura, Meloni ha rivendicato il cambio di passo del Paese anche sul piano internazionale. La crescita dell’export italiano, ha detto, è uno dei dati che dimostrano che l’Italia “non è più l’anello debole d’Europa”, ma una nazione “credibile, autorevole”, guardata nel mondo con rispetto crescente. Un Paese che, secondo la premier, sta crescendo anche nei nuovi domini, dall’economia dello spazio alle scienze della vita.

