Scontri tra studenti a Roma. Volano sedie e compare il gesto della “P38”

Scritto il 26/05/2026
da Francesca Galici

Il caos in Consulta provinciale a Roma dove la minoranza di sinistra non è stata d’accordo con il cambio di nome per una commissione

È un maggio caldissimo, oltre che meteorologicamente anche metaforicamente e sono ancora gli studenti ad alzare il livello dello scontro istituzionale. Alla Consulta studentesca provinciale di Roma è scoppiato il caos questa mattina, quando gli studenti di sinistra hanno occupato la plenaria per protestare per la decisione presa dalla maggioranza, che è espressione del centrodestra, di cambiare il nome della commissione “Antifascismo e memoria storica” in “Memoria storica e democrazia”. È una plastica dimostrazione dell’incapacità di accettare anche in giovane età i meccanismi democratici, secondo i quali le decisioni vengono assunte dalla maggioranza eletta dagli aventi diritto al voto.

Questo atteggiamento svela la radice profonda di una concezione a senso unico delle istituzioni: l'idea che la legittimità a governare non derivi dal consenso e dai numeri, ma da una presunta superiorità morale che darebbe diritto di veto su tutto. Per questa sinistra, l'agibilità politica non coincide con la possibilità di fare opposizione nei modi consentiti, bensì con la pretesa di decidere anche quando si perde. La situazione in plenaria è degenerata, la Rete degli Studenti medi sostiene che “gli studenti di Azione studentesca hanno risposto aggredendo anche fisicamente i protestanti e lanciando sedie”, dall’altra il collettivo Osa di estrema sinistra sostiene di aver subito “un’aggressione neofascista contro i rappresentanti della consulta antifascisti e antifasciste che hanno protestato per il cambio nome della loro commissione, a cui è stata rimossa la parola ‘antifascismo’”, addossando pure le colpe all governo di Giorgia Meloni e al ministro Valditara.

Fin qui la versione degli studenti di sinistra, quelli che ancora una volta cercano di risolvere le questioni con le occupazioni forzose. Dall’altra parte c’è però la versione di Azione Studentesca, secondo la quale i rappresentanti di sinistra “avrebbero assunto comportamenti intimidatori e aggressivi, culminati nel lancio di una sedia nei confronti di una consigliere donna”. E ancora, scrivono, “durante gli episodi sarebbero stati inoltre intonati cori che invocavano la morte dei rappresentanti eletti dagli studenti e mostrati simboli riconducibili alla pistola P38, in un clima gravemente intimidatorio. La situazione sarebbe poi degenerata in tafferugli e momenti di scontro che hanno obbligato a sospendere temporaneamente la seduta”. Ogni tanto, a destra e a sinistra, bisognerebbe essere obiettivi: le dita a forma di P38 e le minacce di morte gridate in faccia a dei coetanei non sono “ragazzate”, ma il sintomo pericoloso di un fanatismo ideologico che non tollera il dissenso e rivendica pure il gesto come simbolo identitario di parte, come si evince dai commenti presenti sotto il comunicato di Azione Studentesca.

“Membri del gruppo di sinistra giovanile Rete degli Studenti Medi, legato al sindacato Cgil, hanno aggredito fisicamente spintonandola, lasciandole segni visibili di colpi sul corpo e quasi gettandola in terra il Segretario della Cps, studentessa del Liceo Giulio Cesare. Pochi secondi dopo gli stessi soggetti, accompagnati da altri con magliette con su scritto ‘free antifa’, hanno iniziato a lanciare sedie contro il tavolo di presidenza e i ragazzi dei licei romani, venuti lì semplicemente a svolgere il ruolo per cui altri studenti li hanno eletti”, ha dichiarato il Presidente della CPS di Roma e Città metropolitana, Riccardo Maola. “Le assemblee studentesche dovrebbero essere luoghi di confronto democratico e partecipazione civile, non scenari di intimidazione e violenza. Ancora più inquietante è l'esibizione di simboli delle P38, immagini che richiamano tristemente gli anni di piombo e una stagione che non vogliamo mai più rivivere. Auspico che si possa tornare rapidamente a un clima di rispetto, nel quale il confronto, anche acceso, si svolga sempre senza odio e senza violenza”, sono le parole del sottosegretario all'Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti.

Dall’altra parte la Cgil, di cui è espressione la Rete degli studenti Medi, esprime “totale e ferma solidarieta' alle studentesse e agli studenti antifascisti aggrediti questa mattina durante la plenaria della Consulta Provinciale”, sostenendo che sia “inaccettabile” che “una legittima protesta, democratica e pacifica, a difesa dei valori antifascisti e della Costituzione, venga repressa con la violenza. In merito alle dichiarazioni di alcuni esponenti della destra, smentiamo qualsiasi tipo di coinvolgimento della nostra organizzazione all'interno dell'assemblea studentesca”. Anche il Pd, con Andrea Casu e Irene Manzi, è sceso in campo esprimendo solidarietà “alle ragazze e i ragazzi della Consulta provinciale di Roma che sono stati aggrediti da esponenti di Azione studentesca per aver protestato contro una scelta grave e incomprensibile”. Gli studenti, è la versione del Pd, “hanno protestato contro la scelta di togliere la parola antifascismo dal nome di una commissione studentesca, senza nemmeno passare per un voto democratico dell'assemblea. Questa non è una questione di forma: è una scelta politica che parla chiaro, tanto più che ad essere coinvolto è un organismo che dipende direttamente dal Ministero dell'istruzione”. Non spiegano, però, quando denunciato in merito all’aggressione fisica e al gesto della P38.